Il Redditometro

 

Il Redditometro considera il cavallo fra gli “elementi  denotanti una capacità contributiva significativamente superiore a quella espressa dai detti redditi dichiarati”

Questo vale, indifferentemente , per i cavalli mantenuti in proprio e per quelli in pensione

e senza tenere in nessuna considerazione la differenza fra il cavallo da reddito e il cavallo che svolge una funzione socialmente rilevante quando è da affezione o da riabilitazione

La giurisprudenza non ha ancora avuto modo di pronunciarsi , ma di certo non sono mancate le critiche .

La normativa è stata trasfusa nelle LEGGE 30 Luglio 2010 n. 122 – Conversione in Legge  con modificazioni , del decreto-legge 31 Maggio 2010 n. 78 recante misure urgenti in materia di

Stabilizzazione finanziaria e di competitività economica

 

L'agenzia delle entrate, territorialmente competente può, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente in relazione al contenuto induttivo di alcuni elementi e circostanze, resta salvo il diritto del contribuente dimostrare, anche prima della notificazione dell'accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta.

 

Da informazioni pervenute sembra che l’Agenzia delle Entrate abbia attribuito, ignorando le premesse sopra esposte, sulla base delle tabelle ministeriali cui rimanda l’Art.38 del DPR 600/1973, un reddito da possesso di cavallo pari ad euro 42.000,00 dimostrando un’anacronistica visione del mondo del cavallo ed ignorando l’evoluzione che negli ultimi anni ha avuto il rapporto uomo-cavallo.
La mancata differenziazione delle diverse tipologie di cavalli e del loro utilizzo rischia di vanificare le strategie di rilancio degli Sport Equestri, settore dal punto di vista numerico a rischio di crisi che, se da un lato è incentivato come attività sportiva ed educativa, dall’altro verrebbe penalizzato da un’impropria imposizione fiscale.
Considerare il semplice possesso di un cavallo indicatore di reddito nella maggior parte dei casi porterebbe a supporre un reddito sproporzionato rispetto alla capacità contributiva del proprietario.

 

I proprietari e gli allevatori mantengono i cavalli con redditi assolutamente inferiori a quelli richiesti, contribuendo così al sostegno e allo sviluppo del settore, soprattutto per lo sviluppo delle razze equine autoctone e locali e di tutto l'indotto. Individuare come soggetti di accertamento i proprietari che hanno regolarmente identificato il proprio animale rappresenta oltre tutto il resto, un criterio iniquo che paradossalmente favorisce i proprietari che hanno agito in spregio all'obbligo di identificazione e registrazione nell'anagrafe nazionale equina.
Ci si auspica vivamente vengano assunte iniziative, anche normative, per un azzeramento dei criteri fiscali che sottendono all'attuale redditometro, correggendo l'anacronistica visione secondo cui il possesso responsabile del cavallo è un indicatore di ricchezza.